Agenda Mezzogiorno

Il valore del capitale sociale al Sud.

Il problema principale del SUD risiede nel cosiddetto capitale sociale degradato (qualità dell’istruzione e della ricerca, condizioni di legalità, tempi della giustizia civile, qualità dei servizi pubblici e dell’intermediazione politica e burocratica).Le condizioni degradate di tutte queste componenti, indispensabili allo sviluppo, sono la ragione essenziale del ritardo del SUD. Banca d’Italia sostiene, giustamente, che questi problemi sono gli stessi che ha tutto il Paese; nel Mezzogiorno, però, sono almeno 10 volte più gravi. Quindi, procedendo sulla strada delle riforme, proprio come indicato nell’Agenda Monti e con maggiore intensità nel Mezzogiorno, si costruiscono le condizioni per la crescita anche del Sud. In pratica, l’investimento sulla produttività, sulle liberalizzazioni, sull’innovazione è necessario per rendere più competitivo il Paese, ma è assolutamente indispensabile per rilanciare il Sud. Quindi, non ricette miracolistiche che non hanno dato frutti in passato, ma riforme per l’Italia e riforme, riforme, riforme per il Mezzogiorno.

Sfatiamo i luoghi comuni. Sud inondato di risorse? Non è vero.

Noi proponiamo una ripresa degli investimenti in infrastrutture strategiche al Sud. Negli ultimi anni nel Mezzogiorno la spesa in conto capitale della PA anziché essere pari al 45% sul totale nazionale, come da obiettivo dichiarato, è crollata dal 40,4% nel 2001 al 35,4% nel 2007, per poi arrivare addirittura al 31,1% nel 2011. Dati che ulteriormente smentiscono il luogo comune secondo cui il Sud è inondato di risorse.

Il Sud spende male le risorse comunitarie.

Il Sud, però ha risorse comunitarie che non spende o che spende male. Infatti, secondo i dati disponibili nel Rapporto SVIMEZ, la quota di pagamenti sull’Obiettivo Convergenza FSE, tra i più bassi d’Europa, raggiunge appena il 27%, con punte negative in Campania e Sicilia (rispettivamente, il 15,3 e il 17,7%). Sul FESR dell’Obiettivo Convergenza la quota complessiva scende al 19,9%: destano allarme le cifre di attuazione del PON Reti e mobilità (16,3%) e dei POR Campania e Sicilia, entrambi intorno al 13% (fonte Svimez).

E’ colpa:

delle incapacità politica e burocratica delle Regioni;
ma anche dei vincoli del Patto di Stabilità che rende più difficile il cofinanziamento dei progetti ad opera delle amministrazioni pubbliche;
della complessità e farraginosità delle procedure di spesa stabilite dall’Europa.

Noi proponiamo che:

il Governo si batta in Europa per escludere dai vincoli del Patto di Stabilità le risorse per cofinanziare i programmi di sviluppo comunitari;
il Governo ottenga che siano più semplificate le procedure di spesa delle risorse comunitarie.

Meno frammentazione delle risorse comunitarie per gli incentivi alle imprese.

E’ evidente, però, che serve anche una maggiore concentrazione delle risorse da parte delle Regioni del Sud. C’è troppa frammentazione, ci sono centinaia di misure regionali di incentivi alle imprese, c’è una parcellizzazione degli investimenti, anche di quelli per infrastrutture. Il Governo ha cominciato ad accorpare e a riprogrammare le risorse, ma occorre fare di più.

Noi proponiamo:

di concentrare la programmazione al livello di MacroRegione del Sud, individuando poche e necessarie grandi infrastrutture strategiche;
di programmare su base extraregionale gli investimenti nello sviluppo turistico (l’Italia, a differenza degli altri Paesi d’Europa che hanno un itinerario turistico principale e uno secondario, ha solo la direttrice turistica Roma-Firenze-Venezia) al fine di rivolgere le risorse soltanto su pochi e qualificati distretti turistici;
di passare gradualmente dai tradizionali incentivi alle imprese a fondo perduto (sui quali hanno pesato le degenerazioni dell’intermediazione politica locale), a forme di incentivazione automatica come il credito d’imposta;
di approvare una legge-quadro sulla formazione professionale, per evitare che le risorse destinate a formare i giovani arricchiscano soltanto gli enti di formazione. Sarebbe meglio pensare ad una formazione on the job, attribuendo al giovane e all’impresa un voucher formativo da spendere lavorando in azienda.

Occorrono politiche industriali attive per il Sud.

Occorre, però, anche un’efficace politica industriale per il Sud. Occorrono politiche industriali “attive” immediate, per attivare processi di internazionalizzazione e innovazione, consolidando e rafforzando l’esistente (salvaguardando e rilanciando, cioè, l’industria manifatturiera), ma anche favorendo la penetrazione in settori “nuovi” in grado creare “nuove” opportunità di lavoro (autonomo, dipendente e cooperativo), specie per i giovani ad elevata formazione. Questo avrebbe la ricaduta nel breve periodo di contrastare il fenomeno della inoccupazione e dell’emigrazione qualificate, e nel medio-lungo di cambiare il modello di specializzazione produttiva dell’area, con benefici effetti per tutti.

Occorre puntare su energie alternative: la geotermia.

Noi proponiamo di investire sulle energie alternative. Nell’ambito del processo di revisione della politica energetica nazionale resosi necessario dopo la recente rinuncia al nucleare, si ritiene che un ruolo rilevante possa essere svolto dalle nuove fonti rinnovabili, ed in particolare dalla geotermia. Lo sviluppo della geotermia può rappresentare per l’Italia una valida alternativa al precedente piano nucleare, con il vantaggio ovvio dell’indipendenza da altri paesi produttori di combustibile (a parte le considerazioni di carattere ambientale e di rischio)
La geotermia in Italia potrebbe acquisire, in base a quanto ritengono anche eminenti studiosi, un ruolo altamente strategico, sia per la produzione di energia elettrica che per il riscaldamento. Questo essenzialmente per due motivi: il primo, perché è l’unica fonte energetica che potrebbe essere utilizzata sulla base delle risorse naturali presenti, nel nostro Paese, in quantità molto maggiore degli altri paesi europei (eccetto l’Islanda) e, in proporzione all’estensione del territorio, di ogni altro paese al mondo; il secondo, perché le tecnologie di utilizzo sono nate in Italia, che è ancor oggi estremamente competitiva. Le tecnologie necessarie al suo utilizzo industriale sono infatti ampiamente presenti sul mercato nazionale. L’ENEL vanta un’esperienza ultracentenaria nelle tecnologie geotermiche e attualmente, attraverso ENEL Green Power, è il terzo produttore al mondo di energia elettrica da fonte geotermica.
L’energia geotermica offre, diversamente dalle altre fonti rinnovabili, un’elevata versatilità di dimensione di impianto, adattandosi sia ad una produzione con piccoli impianti diffusi sul territorio, sia ad una tipologia di distribuzione concentrata su pochi grandi impianti. La produzione geotermo-elettrica è inoltre continua e costante e, proprio in virtù di queste caratteristiche, necessita di reti di distribuzione più semplici di quelle che sarebbero necessarie (e la cui realizzazione non è in agenda dati i costi) per ottenere la migliore utilizzazione dell’ energia elettrica generata da altre fonti. La risorsa geotermica ha anche il vantaggio, rispetto al solare fotovoltaico e all’eolico, di richiedere, a parità di potenza installata (ed ancor di più a parità di produzione energetica annuale), un’occupazione di territorio estremamente più modesta, ed anche un impatto paesaggistico potenziale notevolmente più basso. Il Mezzogiorno presenta con riferimento all’energia geotermica, un forte vantaggio competitivo rispetto al resto del Paese. Oltre che in Toscana e nel Lazio, sono state individuate infatti proprio nel Sud le aree italiane con la maggiore ricchezza geotermica, localizzate lungo il Tirreno meridionale, in Campania, in Sicilia, in un’enorme area off shore che va dalle coste campane alle Isole Eolie e, in misura minore, in Sardegna e in Puglia. In queste aree italiane più favorevoli, i costi sono tali che i tempi di ritorno dell’investimento, anche tenendo conto degli interessi passivi, sono di pochi anni (generalmente minori di 5 anni). Dopo il periodo di ammortamento, dati i costi nulli di approvvigionamento, l’investimento si rivela estremamente fruttuoso.Per consentire un definitivo decollo dell’energia geotermica, sarebbero necessari interventi dell’azione pubblica finalizzati:

a cofinanziare grandi progetti di esplorazione per ridurre il rischio minerario;
a cofinanziare impianti pilota con soluzioni innovative per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica;
ad adeguare le attuali tariffe per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica (attualmente pari o inferiori a quelle garantite ad altre fonti), per rendere convenienti gli investimenti, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese interessate ad installare impianti di dimensioni medio piccole.

Puntare sulle aree vaste: le Filiere Territoriali Logistiche.

Nell’ambito degli investimenti sullo sviluppo del Sud noi proponiamo, come suggerisce lo Svimez, che si concentrino le risorse in poche Aree Vaste, che siano i motori dello sviluppo in tutto il Mezzogiorno.
Il rilancio economico del Mezzogiorno dovrà passare attraverso una interpretazione più dinamica rispetto al recente passato delle condizioni di posizionamento strategico all’interno dei network di scambio commerciale a livello mondiale. La maggiore apertura dei mercati per le produzioni meridionali e la possibilità del territorio di offrire sistemi logistici a servizio dei mercati di produzione e consumo dell’area mediterranea, sono una concreta realtà che il Mezzogiorno deve sfruttare per catturare e trattenere valore all’interno del suo sistema economico. Ciò può realizzarsi offrendo servizi logistici avanzati ed efficienti all’interno di poche filiere logistiche parallele alle filiere produttive e mercantili, le cosiddette Filiere Territoriali Logistiche (FTL). La Filiera Territoriale Logistica presuppone un’Area vasta che disponga di un porto commerciale, di spazi retroportuali e di attività economiche che presentino un forte orientamento alle esportazioni. Le attività presenti nell’Area potrebbero godere di notevoli vantaggi qualora le aree prossime ai porti fossero idoneizzate “a retroporti”, cioè ambiti attrezzati dal punto di vista infrastrutturale e collegati alle attività economiche presenti nell’area, in altri termini ciò significa “produttivizzare” il territorio in senso logistico per promuovere un aumento dell’occupazione e delle esportazioni. A tal fine, una condizione strutturale dovrebbe essere la istituzione di apposite zone defiscalizzate. La SVIMEZ ha individuato, in via generale e non esaustiva, all’interno del territorio meridionale, sette Aree vaste. Esse sono: Area vasta dell’Abruzzo meridionale; Area vasta del Basso Lazio e dell’alto casertano; Area vasta Torrese-Stabiese; Area vasta Pugliese Bari- Taranto-Brindisi; Area vasta della Piana di Sibari; Area vasta Catanese (Sicilia orientale); Area vasta della Sardegna settentrionale. I settori delle Filiere Territoriali Logistiche individuati dalla SVIMEZ fanno capo prevalentemente all’agroalimentare di eccellenza (pasta, vino, olio, conserviero, caseario, ecc.) ed ai settori della utensileria e della meccanica che trovano nel Mezzogiorno alcune presenza significative. Naturalmente altri settori di eccellenza, come l’aerospaziale e hi- tech, costituiscono un area di interesse da verificare in termini di logistica economica.

Non per ultimo: combattere la criminalità organizzata.

Non può esserci sviluppo nel Mezzogiorno senza un’efficace attività di contrasto alla criminalità organizzata. E’ compito dello Stato potenziare gli strumenti di indagine e di repressione, ma occorre anche una più efficace attività legislativa per colpire i patrimoni mafiosi e arginare le collusione tra politica e criminalità. Per questo noi proponiamo di rafforzare le misure antiriciclaggio, e segnaliamo che l’abbassamento della soglia di utilizzo del contante non è utile soltanto a contrastare l’evasione ma serve anche a rendere più difficile la circolazione e il riciclaggio dei capitali mafiosi. Proponiamo ancora, di migliorare gli strumenti legislativi per punire le collusioni; ad inizio legislatura è stata approvata una legge (proponenti Occhiuto e A. Napoli) per punire più rigorosamente quanti in campagna elettorale cerchino i voti mafiosi. E’ una buona legge, che va migliorata al fine di renderla subito ed efficacemente operativa.

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